Intervista Prof.Loris Zanatta, docente di Storia dell'America Latina presso l'università di Bologna.


«Cuba è una grande menzogna, tenuta in piedi anche da una certa sinistra italiana a cui fa comodo credere e far credere che esiste un paese dove grazie al comunismo c'è il paradiso in terra, la scuola funziona e la sanità è di eccellenza. Niente di più falso».


D. Che cosa è il comunismo cubano?

R. Il comunismo cubano incarna l'utopia cristiana dell'antico testamento, Fidel Castro pensava di essere la reincarnazione di Cristo, e morendo disse infatti che erano stati sconfitti duemila anni di peccato ed egoismo, l'uomo era finalmente rinato.

D. Che è diventata quell'utopia?

R. Una grande menzogna, un regime totalitario, che vuole purificare e moralizzare gli individui, decidendo cosa devono leggere, chi devono incontrare, come devono vestirsi, cosa devono pensare e chi devono amare, perché c'è chi ha deciso per loro cosa è giusto e cosa è sbagliato. E quando nella storia c'è chi vuole creare il paradiso in terra tutto diventa legittimo, anche il terrore. Il risultato è un clamoroso fallimento, Cuba oggi è più povera di 60 anni fa, nel 1959 produceva l'80% di quello che consumava, oggi importa l'80% di quello che consuma; l'acqua nelle case è continua per 24 ore solo per il 13% degli abitanti, la vita dei cubani è fatta di interruzioni di servizi. E di attese: si calcola che ogni donna cubana passi in media 7 ore al giorno in fila per il cibo presso i negozi autorizzati.

D. E le eccellenze del servizio sanitario?

R. Una bufala, così come la scuola, che serve solo ad evangelizzare la popolazione, è catechesi al regime non istruzione. Negli ospedali cubani mancano i medicinali, la gente si porta le lenzuola da casa e i medici che espatriano hanno un titolo di studio che non può essere equiparato a quello dei paesi occidentali. Non ci sono diritti umani, ma neppure civili, è impensabile protestare, organizzarsi in sindacati. I cubani si possono dividere tra quanti hanno amici potenti e quanti non li hanno, chi ha parenti all'estero che possono inviare dollari, su cui lo stato lucra, e chi invece è da solo nelle mani dello stato.

D. Il regime è ancora guidato dal partito?

Da una cricca di militari che guidano Gaesa, una grande corporation che controlla le importazioni a Cuba e gli investimenti in dollari dell'economia cubana.

D. Perché in Europa continua a resistere il mito di Cuba?

R. Perché a una certa sinistra anche italiana fa comodo credere e far credere che esiste un paese dove grazie al comunismo c'è il paradiso in terra, la scuola funziona e la sanità è di eccellenza, che non si rassegna a vedere quello che stato il populismo latino americano. Così come fa comodo all'estremismo cattolico non rinunciare alla teologia della liberazione. Agli intellettuali piace pensare che quello cubano sia un regime progressista, il futuro della sinistra, invece è un'utopia regressiva, reazionaria, che auspica il ritorno a mondo originario prima del peccato che in realtà non è mai esistito. Cuba è quello che più assomiglia nella storia latino americana a un regime fascista. Il potere è gerarchico, è un potere corporativo, gli individui non esistono, sono solo componenti della massa, lo stato è etico, il denaro è lo sterco del diavolo e il commercio è una bestemmia oltre che un peccato. È una società clerico militare, in cui le parole d'ordine sono moralizzazione e amor di patria.

D. Come è possibile che nulla sia cambiato?

R. Fidel diceva, e lo aveva imparato da Curzio Malaparte, che prima si prende tutto il potere e quindi si conquistano le le-ve di comando delle forze armate, dell'economia, della scuola. Poi, preso il potere, si fa la rivoluzione, si socializza, si collettivizza. Ma quando si ha tutto il potere non lo si cede più. Anche il regime fascista, se non fosse incappato nella seconda guerra mondiale, sarebbe durato molto di più e probabilmente Benito Mussolini sarebbe morto nel suo letto. Perché quando si arriva al potere si hanno tutti i meccanismi per plasmare le volontà, non solo per imporle.

D. Anche la Cina era un regime, ma ha introdotto riforme sulla proprietà e l'iniziativa privata.

R. Le riforme economiche sul modello cinese o vietnamita comporterebbero per Cuba una rivoluzione vera, il riconoscimento della proprietà privata e del libero commercio, l'apertura all'estero. Cuba ne avrebbe bisogno come il pane perché il suo sistema economico è uno dei più inefficienti sulla faccia della terra, non da oggi ma dal 1959, dalla rivoluzione in poi. Ma Cuba non è la Cina e Vietnam. La matrice dell'ideologia rivoluzionaria cubana ha radici di integralismo cristiano. Fidel Castro ha sempre pensato che l'economia fosse in qualche modo legata all'ideologia, alla teologia, che servisse per moralizzare il popolo cubano. Quindi è molto improbabile che quelle iniezioni di liberalismo possano esserci. Aprire all'iniziativa privata e al commercio significherebbe rinunciare al profetismo messianico.

Un regime organizzato in modo totalitario contro chi protesta mette in campo non solo la polizia ufficiale e i servizi, ma le organizzazioni di massa in cui nei decenni ha inquadrato la popolazione: popolo contro popolo in nome del sogno della rivoluzione. Così accade che il popolo arrabbiato bastoni chi si ribella. Il meccanismo finora ha funzionato, bisogna vedere fino a quando funzionerà”. Resta il fatto che la rivoluzione in atto rappresenta un chiaro segnale per Cuba: “Ciò che sta succedendo dice che il sistema totalitario si sta incrinando e che la disperazione sta prevalendo sulla paura dei cubani. Tra l’altro il regime non ha più lo sbocco degli espatri verso gli Stati Uniti. In ogni decennio Cuba ha vissuto grandi migrazioni che hanno mitigato le proteste. Ora gli Usa sono chiusi ermeticamente e la valvola di sfogo è venuta meno. A questo punto bisogna vedere come reagiranno i militari e il partito: quanto più dura la protesta tanto più dura sarà la repressione e più aumentano le possibilità che ci siano fratture nel regime”, ma si tratta comunque di una “lotta di Davide contro Golia”.

C’è tanta cattiva coscienza e molta ipocrisia, Cuba per la sinistra è sempre stata un simbolo, negli anni sempre meno difendibile, per cui hanno preferito non parlarne piuttosto che parlarne male. Ma resta il simbolo universale della lotta contro il liberalismo e il capitalismo. La sinistra avrebbe dovuto riflettere di più e più a lungo su quanto accaduto in Urss e nell’Est Europa, avrebbe dovuto capire che quel mondo produce solo povertà e ingiustizia. Cuba è anche figlia loro. Così come il Venezuela. Un paese così tanto celebrato che fa strame della vita umana, che tortura, dove l’essere umano non vale niente”. Zanatta si augura che prima o poi il regime castrista possa crollare: “Il regime castrista ha strumenti per riportare il silenzio ma anche i regimi come quelli cubani che predicano di aver portato il regno di Dio in terra, crollano e anche Cuba crollerà un giorno. Spero di vederlo e di vedere i criminali davanti a un tribunale perché siano processati per i misfatti di 70 anni, non davanti ai plotoni di esecuzione, come hanno fatto con i loro oppositori, ma davanti agli occhi di tutto il mondo”.

9 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti