CUBA, una pentola a pressione al limite di esplodere


Diverse personalità della scienza e della intellettualità cubana residenti all’estero, hanno reso pubblico un durissimo appello contro il regime in appoggio al reclamo del popolo esausto dalla repressione, la violenza, la fame, la mancanza d’elettricità e d’acqua, e chiede il diritto a ricevere delle cure sanitarie dignitose e la possibilità d’avere accesso ai medicinali che da anni, sono scomparsi dalle farmacie.


L’invito ad appropriarsi degli spazi pubblici per esigere alla dittatura la fine dell’incubo che vive il paese è una iniziativa partita dall’opposizione dentro l'isola, accolta con risolutezza dal Gremio Médico Cubano Libre, una Associazione di Medici Cubani nel mondo che riserva la priorità della loro attività alla protezione internazionale dei suoi affiliati medici che vivono all'interno di Cuba. Il Gremio riunisce centinaia di medici cubani di molteplici specialità sotto il principio “per i medici che lottano per i loro pazienti, per i medici che non rispondono ai colori politici, per i medici la cui etica e morale è superiore alla paura e alle dottrine, per i medici che vogliono dormire con la coscienza in pace, per i medici che vogliono essere veramente LIBERI”.



La convocazione è stata avviata in contrapposizione ai festeggiamenti programmati dalla dittatura nella storica Piazza della rivoluzione all’Avana per il prossimo 1° maggio, una ricorrenza di partecipazione obbligatoria per i lavoratori cubani, che in caso di sottrarsi, vengono licenziati in tronco. In questi momenti in cui la crisi economica e sociale ha raggiunto dei livelli mai visti nel paese con l’accrescimento dell’indigenza, la scarsità dei generi alimentari e di prima necessità, le ambulanze e i mezzi pubblici fermi per la mancanza di carburante, l’indice delinquenziale alle stelle e l’esodo incontrollabile dei cubani verso qualsiasi paese –più di 100 mila nei primi tre mesi di quest’anno-, organizzare dei festeggiamenti per far finta che tutto vada bene, è un vero schiaffo alla miseria.

I cubani non ci stanno e hanno chiesto l’aiuto dell’emigrazione per porre l’attenzione sulla situazione insostenibile del paese, un grido straziante che verrà replicato in numerose città.

Dopo le manifestazioni massive dello scorso 11 luglio, la sommatoria degli eventi si è acuita: la detenzione di prigionieri di coscienza, il controllo dell'informazione da parte dello stato e le vessazioni contro difensori dei diritti umani e giornalisti che lavoravano per agenzie di stampa alternative o indipendenti, le intimidazioni sotto forma di detenzione amministrativa o controlli da parte di agenti delle forze di sicurezza, la discriminazione per esprimere forme di dissenso verso l'ideologia ufficiale, la censura e le aggressioni fisiche.

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Amnesty International, Human Rights Watch, il Consiglio dell'Unione Europea, hanno accusato il governo di Díaz Canel di sistematiche violazioni dei diritti umani.

Le strade di molti paesi si preparano a marciare in solidarietà con i nostri connazionali nella lotta per la restituzione del diritto ad un'esistenza dignitosa, il diritto alla libertà di movimento, di espressione, di coscienza, il diritto di esprimere le opinioni politiche, a manifestare il proprio pensiero e il dissenso senza subire repressione ne violenza; il diritto all'uguaglianza davanti alla legge e ad avere dei giusti processi. Una battaglia per dire basta alle forme di schiavitù e di tortura, per il diritto alla piena e plurale libertà di informazione, per il diritto dei milioni di cubani che vivono all’estero a ritornare a Cuba, per la conquista della libertà.

Ad maiora!




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